Buona Pasqua.

 

Oggi sono a casa, da solo, e ho pensato di dedicare queste righe a mio nonno, a mio padre, a mia sorella, con i quali avrei voluto passare, come ogni anno, questa Pasqua. 

 

Ricordo l’anno scorso mio padre quando, essendo il più anziano, agitava il ramoscello d’olivo, bagnato nella tazza con l’acqua santa, per la tradizionale benedizione di Pasqua. E le goccioline d’acqua, distribuita ai fedeli durante la messa della Domenica delle Palme, mi bagnavano il viso, mentre il cuore si riempiva di affetto per lui. 

 

E la scorsa settimana il Coronavirus se l’è portato via. 

Mia sorella lavora in un reparto COVID e oggi è di turno. 

 

Durante queste settimane mi ha spesso raccontato le storie che vive sul posto di lavoro. 

Lo ha fatto anche ieri sera, narrandomi dell’ennesimo, odioso beep dell’apparecchio collegato a un’altra nonnina, che segnalava che il suo cuore aveva smesso per sempre di battere. 

 

 

 

Non ce la faccio più – ha urlato al telefono – basta! Voglio fare un altro lavoro!

  

 

Stamattina, invece, ignorando ogni possibile rischio di burnout (la crisi da stress tipica degli operatori sanitari) è andata, come fa ogni giorno, a combattere la sua battaglia, pensando magari di aiutare il nonnino del letto accanto a trascorrere una Pasqua per quanto possibile serena. 

 

 

Non è vero, mio padre è mancato da più di dieci anni e mia sorella non è un’infermiera. 

 

 

 

 

Sto soltanto cercando di immedesimarmi profondamente in coloro che sono stati toccati, in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, dal virus. 

 

Che tu ritenga le misure protettive imposte dal governo esagerate o meno, loro non ci sono più perché non ce l’hanno fatta a resistere alle conseguenze che il COVID 19 comporta. 

 

E questo è un fatto ineluttabile, sul quale non si discute, direbbe un avvocato durante la sua arringa.

 

E il risultato di questo mio tentativo è che le lacrime mi offuscano la vista e bagnano la tastiera dell’iPad mentre scrivo questo articolo. Saranno i miei capelli grigi, che forse mi sto rinc…, o semplicemente che è difficile rimanere insensibili pensando ai meno fortunati. 

 

E allora lo voglio dedicare anche al mio amico medico, infermiere, operatore della protezione civile o volontario, ai miei colleghi delle forze dell’ordine che da settimane sono stati tutti investiti da questa inimmaginabile onda d’urto generata dall’esplosione del contagio.  

 

 

So che forse non ti soffermi a lungo pensando a loro, che non ti tocca, fortunatamente, perché anche tu devi difenderti dalla paura che accada a te o alle persone a te care. 

 

E allora, è umano lo so, cerchi di tenere lontano ogni pensiero infausto. 

 

E fai bene. 

 

È comprensibile, e mi auguro con tutto il cuore che a te non accada nemmeno lontanamente quanto ho descritto sopra. 

 

Ma fallo per loro, stai a casa o quanto meno, adotta tutte le misure di protezione che ci hanno raccomandato, pensando che altri nonni, papà, mamme, rischiano di lasciare per sempre le persone che amano anche soltanto se ti dimentichi di indossare la mascherina o di mantenere la distanza dagli altri mentre fai la spesa. 

 

Empatia

 

Si chiama Empatia, che vuol dire sentire dentro, cioè la capacità di comprendere lo stato d’animo altrui, e i neuroni specchio che circolano nel nostro corpo rendono possibile, anzi fisiologico, a tutti noi di provarla.

 

Ma, ahimè, sono cellule che si attivano soltanto quando gli occhi, anche quelli della mente, vedono e la maggior parte di noi non vede e spesso nemmeno immagina. 

I servizi dei telegiornali o delle rubriche di approfondimento mostrano quello che succede da un punto di vista troppo distante da dove si possa vedere quello che veramente accade negli ospedali o nelle case di coloro che restano e che non hanno avuto nemmeno la possibilità di dare l’ultimo saluto ai propri cari. 

Quello che succede, ogni giorno, negli ospedali, nei pronto soccorso e nelle sale di rianimazione ove medici, infermieri e operatori di ogni tipo cominciano la giornata impiegando mezz’ora soltanto per le operazioni di vestizione, che devono essere minuziose e precise per chiudere ogni possibile passaggio ai milioni di virus che circolano, specie nelle sale di rianimazione. 

 

In pratica, una roulette russa ogni giorno. 

 

Pensieri positivi

 

Io sono l’ultima persona che potrebbe assumere o peggio suggerire atteggiamenti catastrofici.

Anzi, come puoi leggere in ogni articolo di questo blog, il mio obiettivo è sempre quello di stimolarti a creare sempre pensieri positivi per poter attivare le tue migliori risorse, così da vivere nel benessere e ottenere dalla vita tutto ciò che desideri. 

 

 

Si tratta, in questo caso, di aiutarti a prendere consapevolezza, compito tipico di un Coach, dell’importanza di mettere in atto determinati comportamenti per proteggere i più deboli. 

 

È semplice, anche se devi cambiare un po’ le tue abitudini per qualche tempo.

 

E si sa, te ne ho parlato spesso nei miei articoli, cambiare le abitudini è sempre scomodo, ci produce quel particolare friccicore, quel senso di disagio dovuto alla necessità che la nostra mente ha di doversi impegnare più del solito per capire cosa sta succedendo e cosa deve fare.

Ma la bella notizia è che, comunque, da ogni esperienza, piacevole o meno, possiamo imparare qualcosa e crescere per affrontare nuove sfide. 

 

Oggi ero partito per scrivere un articolo sulle convinzioni, avevo accuratamente disegnato la mia mappa mentale dell’articolo, come sempre. 

Ma poi, appoggiando le dita sulla tastiera, ho sentito qualcosa dentro e, di getto, ho scritto tutt’altro come vedi. 

Ho sentito, in questo giorno nel quale tutti ci sentiamo buoni e in pace, di rivolgere un pensiero a chi non c’è più e a chi c’è e che oggi sta vivendo una Pasqua diversa.

A loro faccio i miei migliori auguri e dico di resistere perché il traguardo è vicino e abbiamo tutti bisogno che continuino a proteggerci, anche se a volte non ce ne accorgiamo. 

 

Ma vi vogliamo bene. 

 

Buona Pasqua a tutti voi. 

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

2 Replies to “Buona Pasqua…a tutti”

  1. Sempre appropriati e interessanti. Complimenti e continua a farci leggere cose così profonde. Buona Pasqua

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