È più grave il virus o il modo di comunicarne le informazioni?

 

Quello che è accaduto e che sta ancora accadendo in queste ore ha senza dubbio generato, nella mente delle persone, pensieri di diversa natura e intensità. Ma, soprattutto, incide il come sono state comunicate le tantissime informazioni riguardanti il virus, le caratteristiche, la diffusione e le relative conseguenze per chi ne rimane infetto. 

 

In questi 5 minuti di lettura voglio proporti alcuni spunti di riflessione su un aspetto di questo evento, ovvero su come, spesso, siano state fornite informazioni con modalità tutt’altro che rassicuranti se si tengono in considerazione le dinamiche e i processi che la nostra mente adotta per predisporsi ad accoglierle e ad elaborarle. 

 

Chiunque, a vario titolo e in particolare i media, fornisca informazioni che possano determinare allarme nella collettività dovrebbe conoscere un po’ come funziona la mente umana e come fare per informare correttamente, evitando di indurre inutili stati d’animo negativi in un momento nel quale, invece, sarebbe necessario tutto un altro approccio.

 

 

Il Priming.

 

 

In un precedente articolo ti ho già parlato di una importantissima funzione della nostra mente, il Priming, la quale, normalmente e senza esserne consapevoli, ci aiuta a vivere efficacemente la nostra esperienza facendoci risparmiare tante energie cognitive e, a volte, può attivare, sempre inconsciamente, collegamenti e pensieri che, invece, possono portarci un po’ fuori strada e farci agire nella maniera meno adatta. 

 

Il Priming, dall’Inglese, to prime cioè innescare, preparare, è una funzione della memoria implicita che si trova nella memoria a lungo termine. 

 

Quando i nostri sensi acquisiscono informazioni oppure sentiamo delle parole, il Priming le analizza rapidamente, raccoglie dalla memoria e predispone all’uso tutti quei dati che valuta possano essere utili a comprendere ciò che ci sta capitando e ad agire nel modo più opportuno.

 

È un po’ come quando stai cucinando un bel piatto di carbonara e prepari sul tavolo gli ingredienti, nei rispettivi contenitori, le stoviglie e le pentole che pensi ti serviranno. Se hai un po’ di esperienza in cucina sai bene che questa preparazione ti può essere molto utile per evitare di perdere tempo per andare a prendere in giro per casa o nella dispensa ciò che ti serve e finire per cuocere l’uovo, rovinando irrimediabilmente la pietanza.

 

Ecco, allo stesso modo, la nostra mente prepara rapidamente e inconsapevolmente tutte le informazioni che reputa necessarie a comprendere quello che sta accadendo. 

 

Nel bene e nel male.

 

In questi giorni ho avuto modo di assistere ai diversi modi adottati dai media per comunicarci quanto accade riguardo all’ormai famigerato coronavirus o COVID 19, e informarci sulle azioni opportune da mettere in atto, così come suggerite o prescritte dai tecnici e dalle autorità politiche e istituzionali. 

 

 

Il Linguaggio

 

 

In particolare mi riferisco al linguaggio utilizzato da alcuni giornalisti o conduttori che esprimono cose del tipo 

 

Ad oggi, i dati ci dicono che il virus ha ucciso più di 4000 persone nel mondo, contagiati 100000 e guariti circa 400.  

 

Messaggi di questo tipo vengono, peraltro, ripetuti continuamente in ogni edizione dei telegiornali aggiornando in tempo reale, da un lato, sugli sviluppi del fenomeno, ma contribuendo, con la ripetizione, a creare nel contempo una traccia permanente nella memoria degli ascoltatori di un messaggio dai toni allarmanti.  

 

Il Priming, a questo punto, probabilmente personifica il virus immaginandolo come un feroce assassino; considera i numeri 4000 e 100000 e, inconsciamente, trascura che, per esempio, potrebbero essere rapportati agli 8 miliardi della popolazione mondiale. 

 

 

La domanda è se sia necessario usare un linguaggio che contribuisce ad alimentare l’allarme o, invece, scegliere parole che inducono piuttosto tranquillità e sicurezza. 

 

A tal proposito mi viene in mente il discorso tenuto da Churchill nel film L’ora più buia nel quale, anche barando un po’, dava l’impressione che, invece di essere alla catastrofe – come in realtà si rischiava di essere – si stesse quasi per sconfiggere Hitler. 

 

 

Senza dubbio un discorso così esageratamente ottimistico non sarà servito a migliorare le sorti delle truppe sul campo, ma certamente a far si che il Priming generasse nella mente delle persone una certa tranquillità, un maggior senso di speranza e fiducia. 

 

Nel mentre scrivo questo articolo il Presidente della Repubblica Mattarella, nel suo discorso alla popolazione, ha detto

 

bisogna evitare manifestazioni d’ansia immotivate. 

 

Verissimo.

Ma siamo proprio certi che non sia stato ansiogeno proprio il modo di raccontare le notizie?

 

 

Comunicare un’emergenza

 

Quale allora dovrebbe essere il modo corretto di comunicare con la popolazione in un momento così…impegnativo?

L’informazione, specie in questi casi, è ovviamente doverosa ed è giusto fornirla in maniera esaustiva affinché le persone conoscano quanto è loro necessario per gestire questo importante fenomeno e adottare ogni opportuna azione o accorgimento utile a lasciarsi alle spalle prima possibile questo momento che richiede particolare attenzione.  

Dunque, affinché il Priming predisponga un contesto mentale positivo e ottimistico potrebbe essere utile fornire intanto informazioni prevalentemente utili al pubblico e non alla crescita dell’audience.  

Si potrebbe poi utilizzare un linguaggio che induca immagini più serene, pur comunicando le stesse notizie evitando, per esempio, di evidenziare i 4000 decessi nel mondo e spostando l’attenzione su quelli verificatisi nelle singole località italiane che sono di gran lunga inferiori. 

 

Le uccisioni del virus potrebbero diventare casi che non è stato possibile risolvere.  

 

 

Comunicazione ideale

 

 

In generale la comunicazione ideale dovrebbe essere improntata a rassicurare le persone avendo la massima cura nella scelta delle parole che, come si suol dire, possono essere come pietre se inadatte o dette in un momento inopportuno. 

 

In particolare, sarebbe preferibile adottare toni quanto meno neutri per comunicare notizie meno belle

 

I casi per i quali non è stato possibile trovare una soluzione sono poco più del 3%.

 

Un magistrale esempio può essere il film di Benigni, La vita è bella, e il modo con il quale il padre presenta al figlio una  condizione così drammatica come quella di un Lager nazista. 

 

 

Le buone notizie, invece, dovrebbero essere maggiormente evidenziate

 

Sono già guarite molte persone, ben oltre il 96 % dei contagiati. 

 

In definitiva il contenuto dei messaggi potrebbe essere pressappoco lo stesso, offrendo quindi comunque le informazioni corrette ed esaustive. 

 

Allo stesso tempo bisogna essere sempre consapevoli che quelle informazioni raggiungono anche persone più fragili, come anziani e bambini, e che le nostre parole attivano e programmano inevitabilmente la mente del nostro interlocutore sia in senso negativo, generando possibili stati d’animo di allarme e preoccupazione, ma anche e soprattutto in senso positivo, favorendo invece emozioni di serenità, fiducia e ottimismo che sono di gran lunga da preferire. 

 

Sempre.    

 

 

Giuseppe Vargiu

(SPC) SinaPsiCoaching

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Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

5 Replies to “Il virus delle parole”

  1. Sono pienamente d’accordo, sono anni che mi rifiuto di ascoltare questo tipo di comunicazione allarmistica da parte dei media seppur per un banale cambio di previsione del tempo!
    Penso sia un disegno ben preciso per tenerci sempre in stato di allerta cosi da nn poter spostare il focus su cio’ che è realmente importante e rimanere centrati su le soluzioni!
    A loro interessa il loro potere economico, a discapito nostro, basti sentire le menzogne sulla nostra alimentazione, le cure a cui dobbiamo sottoporci se siamo malati ecc.
    Dobbiamo imparare a difenderci dal mostro!
    Grazie per ciò che hai scritto veramente prezioso!
    Un saluto Pat

  2. Sicuramente tutto vero.
    Mi permetto però una riflessione inversa.
    Siamo proprio sicuri che usando le parole giuste, quindi un linguaggio più rassicurante, si arrivi ad ottenere l’effetto è l’attenzione richiesta?
    Siamo sicuri che la massa assuma da subito i corretti comportamenti da adottare in casi, così gravi, come questo?
    Chi come te ha gestito collaboratori mi insegna che molte volte c’è bisogno, per arrivare ad ottenere la giusta “attenzione”, di essere diretti e, per fortuna non sempre, anche “cruenti” in modo da ricevere, da parte di tutti, poiché si parla di una moltitudine di persone diverse, quella concentrazione o attenzione richiesta.
    Un caso che mi ha lasciato riflettere e’ stato quello dei ragazzi che fino a qualche giorno fa stavano ancora raggruppati per strada a fare baldoria come se nulla fosse, poi un’informazione cruenta li ha terrorizzati e, almeno per quello che leggo e sento dalle varie trasmissioni, adesso sembra che stiano a casa preoccupati.
    Spero di aver espresso in modo chiaro il mio pensiero e mi piacerebbe leggere una tua considerazione
    Grazie per quello che scrivi

    1. Ciao Adici e grazie per il tuo commento che invita a una interessante riflessione rispetto alla quale ti espongo con piacere le mie considerazioni.
      L’uso di un ‘linguaggio diretto e rassicurante’, attiva certamente nel cervello immagini altrettanto rassicuranti che si traducono nella produzione di neurotrasmettitori positivi come la serotonina e l‘ossitocina che il nostro sistema nervoso mette in circolo quando viviamo una condizione di benessere.
      Di conseguenza vengono ridotti o inibiti gli effetti del cortisolo che, invece, viene rilasciato in condizioni di stress e che determina, tra l’altro, una minore ossigenazione del cervello con il risultato di una ridotta capacità di elaborare meglio i processi mentali.
      Riguardo ai tempi necessari alla massa per assumere i corretti comportamenti molto influisce ancora la capacità di utilizzare un linguaggio cosiddetto ‘persuasivo’ (vedi articolo http://www.sinapsicoaching.it/2019/03/19/ok-mi-hai-convinto-i-segreti-della-persuasione/), che tiene conto degli schemi mentali tipici ed è capace cioè di andare a toccare i tasti giusti per ottenere il risultato desiderato.
      Certamente avere successo può essere impegnativo e richiede capacità di gestire lo stato d’animo, di entrare in empatia con l’interlocutore e usare, come dicevo, le parole più appropriate.
      Ti invito a leggere un mio precedente articolo sulla Leadership (http://www.sinapsicoaching.it/2018/12/18/qui-comando-io-la-leadership/) per approfondire un po’ di più l’argomento riguardo alle differenze tra una leadership aggressiva, democratica o assente oggetto di ricerche scientifiche.
      La differenza sostanziale è che quella ‘democratica’ crea un maggior coinvolgimento responsabile delle persone, anche a prezzo di una minore produttività.
      Io ho gestito collaboratori, a terra e in volo, e il rischio di cedere alla tentazione di essere ‘cruenti’ è stato spesso presente, specie nei momenti difficili.
      La mia formazione, tuttavia, oltre che da militare, è stata quella di un pilota di elicotteri, improntata all’esigenza aeronautica di una gestione ottimale dell’equipaggio.
      Studi e ricerche scientifiche sulle cause degli incidenti di volo hanno accertato che un Comandante, un Leader che agisce con assertività, coinvolgendo cioè il proprio equipaggio con la persuasione, piuttosto che con l’autorità, ottiene migliori condizioni di sicurezza del volo e soprattutto minori incidenti.

      Riguardo a quei ragazzi, siamo perciò sicuri che abbiano interrotto i loro comportamenti inappropriati per ‘l’informazione cruenta’ o per aver compreso l’invito a un comportamento responsabile?
      A me piace credere che i nostri ragazzi siano più intelligenti e maturi di quanto alle volte pensiamo e che, sollecitati adeguatamente, abbiano capito e adottato, anche se un po’ in ritardo, i comportamenti richiesti.
      Infine voglio esprimere il mio plauso al modo in cui le istituzioni, e in particolare il Presidente del Consiglio Conte, hanno gestito, con equilibrio e pacatezza, la comunicazione dell’emergenza utilizzando uno ‘schema linguistico’ aderente a un linguaggio persuasivo con frasi del tipo:
      ’Sappiamo di chiedere dei sacrifici per un po’ di tempo (empatia), ma è necessario per evitare di diffondere il contagio, preservare la salute dei più deboli e uscire prima possibile da questa situazione’(scopo della richiesta e chiamata all’azione).

      E, come possiamo constatare tutti, gli Italiani stanno rispondendo ‘alla grande’.

      Come sempre.

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