L’allievo non ha imparato o l’insegnante non ha insegnato?

 

Annoso dilemma. 

 

Oggi ti propongo una riflessione sul ruolo dell’insegnante e come interpretarlo nella maniera più efficace. 

 

Puoi insegnare assumendo diversi ruoli, da quello del genitore a quello del prof a scuola, all’università o ancora quello del formatore in generale. 

Quale che esso sia hai davanti a te un compito impegnativo quanto sfidante e, se vuoi essere sicuro di riuscire nell’impresa, devi prendere in considerazione un po’ di cose. 

Per quasi quarant’anni ho avuto la fortuna, il privilegio e l’onere di insegnare a tanti giovani a pilotare elicotteri per scovare illeciti e questo ha insegnato a me come può essere meraviglioso quanto complesso trasferire ad altri le tue conoscenze e competenze.

 

 

Insegnare vuol dire esporre, spiegare qualcosa in modo che venga appreso, dal latino insignare imprimere dei segni. 

 

È proprio questo il punto. 

 

Imprimere un segno. 

 

 

 

Se vuoi davvero fare un buon lavoro devi lasciare un segno che si imprima istantaneamente nella memoria della persona alla quale ti rivolgi. 

 

Ma io ho preparato le slide e gliele ho anche passate su chiavetta…

 

E pensi che questo sia stato sufficiente?

 

Spesso si pensa che per insegnare basti fare quello che fanno tanti altri per ottenere il risultato desiderato ma, ahimè, altrettanto spesso non basta. 

 

E allora come devo fare?

 

Semplice, devi emozionare. 

 

 

Cioè?

 

Devi trovare un modo per generare un’emozione quanto più intensa possibile e, puoi stare certo, che quello che dirai lascerà il segno. 

L’obiettivo è far arrivare rapidamente quello che vuoi insegnare nella memoria a lungo termine del tuo allievo affinché si produca una modifica nel suo comportamento. E, per ottenere questo, devi stimolare la creazione di una traccia indelebile, possibile soltanto al verificarsi di due condizioni ovvero:

 

  • la ripetizione, che però potresti non avere la possibilità di fare e
  • l’associazione dell’informazione con un gancio emotivo, che favorisca la produzione di serotonina, ossitocina quando il cervello prova piacevoli sensazioni.

 

Diversamente, perfino dopo pochi secondi di parcheggio nella memoria a breve termine, quello che avrai detto finirà nel dimenticatoio, sarà perso per sempre e la tua performance di insegnante sarà stata pressoché inutile.

 

Quindi rimboccati le maniche e datti da fare.

 

Ecco vedi, in realtà insegnare presuppone che ci siano dei…presupposti. 

Te ne propongo alcuni dei più importanti. 

 

Conoscenza dell’argomento

 

Se conosci perfettamente l’argomento riuscirai a parlarne recuperandolo senza fatica dalla tua memoria in maniera automatica e inconsapevole, senza avere bisogno di appoggiarti a slide da leggere magari con le spalle rivolte a chi ti ascolta. 

 

Capacità di comprendere e utilizzare il linguaggio adeguato al discente

 

Se sarai padrone della materia potrai dedicare l’attenzione alla tua audience per capire chi hai di fronte e quale linguaggio sarà più efficace da utilizzare per farti comprendere. 

 

Conoscenza dei processi mentali

(attenzione, memoria e apprendimento)

 

Possiamo dedicare la nostra attenzione a un numero limitato di cose e, quindi, se ne terrai conto e farai in modo da attirarla su di te e su quello che stai dicendo, avrai maggiori probabilità di far arrivare l’informazione. 

La memoria a breve termine può gestire contemporaneamente da 5 a 9 informazioni. Dovrai perciò riuscire a occupare questi spazi per evitare che le persone si distraggano pensando ad altro. 

L’apprendimento, cioè la conservazione permanente nella memoria a lungo termine, sia essa semantica o procedurale, si realizzerà soltanto nel momento in cui si creerà la cosiddetta traccia mnestica, ovvero quel collegamento tra le sinapsi dei neuroni contenenti le informazioni da memorizzare. 

 

Conoscenza e capacità di utilizzare tecniche di insegnamento

 

Se saprai utilizzare efficaci tecniche di insegnamento riuscirai ottenere più facilmente quello che ti ho appena descritto rendendo l’esperienza di apprendimento piacevole e produttiva. 

Te ne suggerisco alcune delle più importanti. 

 

Pianifica. 

 

Anche se l’argomento è totalmente tuo prepara il tuo intervento quale che sia, lezione, corso, seminario. La giusta programmazione ti consentirà di predisporre gli argomenti in maniera adeguata alle persone che ti ascolteranno.
Scegli i concetti, gli esempi e magari le esercitazioni pratiche da far svolgere per rendere l’esperienza di apprendimento più completa. 

 

Sfrutta il Priming.

 

Dopo aver creato velocemente un po’ di empatia col pubblico, anticipa sinteticamente l’argomento e i concetti che tratterai.
In questo modo il cervello, sfruttando il meccanismo del Priming, predisporrà inconsapevolmente le informazioni relative già presenti nella memoria a lungo termine per collegarle alle nuove facilitandone la comprensione.

 

Explain like I’m five.

 

Spiegamelo come se avessi 5 anni, si dice, intendendo che è meglio utilizzare un linguaggio semplice o comunque comprensibile a tutti coloro che ascoltano.

Se conoscerai in anticipo il livello di competenze del tuo pubblico ti sarà più semplice prepararti adeguatamente.

In caso contrario potrai capirlo interagendo con l’audience nella parte introduttiva.  

 

Racconta una storia. 

 

Quanto ci piace ascoltare le storie…

Se ne racconti una che contiene sapientemente i concetti che vuoi trasferire otterrai maggiore attenzione e sarà molto più probabile che le informazioni rimangano istantaneamente impresse nella memoria. 

Ricordo, per esempio, una volta in cui il mio professore di inglese spiegò il verbo to be inscenando un buffo dialogo tra marito e moglie che litigavano e che mi fece morire dal ridere specie quando imitava la stridula voce femminile di lei che diceva I am your wife. 

 

Usa le metafore

 

Siamo cresciuti tutti ascoltando avidamente le favole, quei racconti attraverso i quali ci hanno trasmesso tanti sani principi espressi appunto metaforicamente. 

 

Come Pinocchio e l’importanza di dire la verità, di frequentare le persone giuste per non essere trascinati su brutte strade o come Peter Pan e il piacere di vivere liberamente e felicemente i propri sogni credendo soprattutto nella loro realizzazione.

Riassumi quello che hai detto

 

Il cervello ricorda meglio ciò che dici all’inizio (Primacy) e alla fine (Recencyj.

Quindi, al termine di un intervento, riassumi sinteticamente quello che hai detto così da fissarlo meglio nella memoria di chi ti ascolta.

 

Insegnare dunque è qualcosa che ti attribuisce enorme potere e responsabilità di cui devi essere consapevole nel momento in cui sei chiamato a farlo se vuoi riuscire a trasferire le tue conoscenze grazie alle quali le persone potranno crescere e modificare i loro comportamenti per affrontare e vincere altre e più importanti sfide. 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

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