Quanti errori fa un genitore?

 

Tanti. 

 

Inconsapevolmente. 

 

Spesso nella convinzione di fare la cosa giusta. 

 

 

Ma cosa è giusto?

 

Dai, oggi facciamo un po’ di brainstorming sull’impegnativo ruolo del genitore, cosa si può fare concretamente per svolgerlo nel modo migliore e dare ai figli tutto l’apporto possibile per crescere e diventare un adulto competente e autonomo. 

 

E allora, dimmi cosa è giusto?

 

 

Quello che ricalca gli schemi che si apprendono dai propri genitori?
O forse quello che sarebbe veramente utile ai propri figli per imparare a conoscere il mondo che li circonda e, soprattutto, ad amare se stessi, comunque, e i propri simili a cominciare dai propri genitori?

 

Ma chi sono i genitori?

 

Dicono che sono quelli che amano i figli più di ogni altra persona al mondo, ma spesso proprio i figli fanno fatica a capirlo perché, nei loro comportamenti, raramente c’è traccia di atteggiamenti o di semplici gesti che possano convincerli che sia proprio così, come dicono. 

 

E allora magari pensano 

 

Oh, non gliene va bene una, sono solo cazziatoni, mai una volta che dicano Bravo!

 

Sai cosa?

 

I genitori sono spesso degli affettuosi sprovveduti che si trovano a svolgere forse il compito più difficile. 

Mettere al mondo un figlio – e questa è forse la cosa più semplice e più…ehm…piacevole da fare – e poi…già…

 

e poi? 

 

 

E poi viene il… bello!

 

Molti genitori non sanno, o forse non sono consapevoli, che i nostri figli rientrano tra i quei cuccioli che non sono in grado di sopravvivere da soli dopo la nascita e che perciò hanno bisogno dell’apporto dell’adulto fino a che non saranno in grado di procacciarsi almeno il cibo da soli. 

 

 

Cioè basta dargli da mangiare e il gioco è fatto?

 

Beh…non proprio. 

Il cibo, senza dubbio, è indispensabile, ma ci sono tante altre cose che un genitore contribuisce a far apprendere ai propri figli, dal linguaggio all’educazione. 

Il fatto è che molto spesso un genitore non ha proprio tutte le competenze, e soprattutto l’esperienza, per fornire ai propri figli l’apporto necessario per accompagnarlo fino al gate dal quale poi spiccherà il volo per vivere da solo la propria vita. E molto spesso, quando accade, si chiede se avrà fatto abbastanza per renderlo veramente autonomo. 

 

E allora cosa faccio?

 

Potresti cominciare a controllare il tuo stato d’animo perché capiterà spesso di trovarti in situazioni che non sai come affrontare e, molto probabilmente, finirai per perdere la calma e prendertela con lei che ti guarderà smarrita pensando

 

Ma perché ora è diventato così cattivo? Cosa ho fatto di male? 

Se si è arrabbiato così allora è colpa mia?

 

 

No, tranquillo, gli dovrebbe dire qualcuno, è che non sa che pesci prendere e, quindi, sta…sbarellando e rischia di commettere clamorosi errori.

Sii consapevole del tipo di supporto necessario a tuo figlio nelle varie fasi della sua crescita e, se non sai cosa fare (più che comprensibile), documentati attingendo a fonti competenti e attendibili che ormai pullulano sul web o leggi un buon libro come Il metodo Gordon. 

Possibilmente diffida di quelli che vorranno convincerti che 

 

Mazza e Panelle fanno i figli belli

 

perchè, semplicemente, usare le mani è sbagliato. 

Picchieresti qualcuno perché non vuole fare quello che gli chiedi? 

Magari ne avresti voglia, ma non lo fai. 

Perché mai allora vorresti picchiare un bambino che peraltro è tuo figlio, la persona che dici di amare più di chiunque altro al mondo? 

 

Osserva  Ascolta  Percepisci

 

L’approccio più efficace consiste nello sforzarsi di mantenere alta l’attenzione sui messaggi che tuo figlio può inviarti attraverso i diversi canali visivo, auditivo e cinestesico. 

Osserva, per esempio, le espressioni del suo viso, la sua postura chiedendoti cosa ti sta comunicando realmente. 

Ascolta quello che dice, le sue parole, il tono e il volume che usa e chiediti quale possa essere il vero significato. 

Percepisci, infine, le sensazioni derivanti magari dal modo in cui ti tiene la mano o da come o da come ti abbraccia. 

Questo vale soprattutto se hai un bimbo molto piccolo – che ha a disposizione soltanto sorriso e pianto per comunicarti piacere o disagio. 

Quando avrai acquisito tutte queste preziose informazioni, chiediti quale possa essere il suo stato d’animo, sforzati di comprenderlo e dagli dei messaggi dai quali lui possa capire che lo stai comprendendo entrando così, per quanto possibile, in empatia con lui.

 

Come ti capisco, a volte fare i compiti può sembrare meno interessante. Tu pensa che, anche se ora non lo comprendi, ti torneranno utili nella vita anche quelli.

 

Se riuscirai a farlo, lui lo capirà e si sentirà compreso e accettato. Questo contribuirà a predisporlo a seguirti nelle indicazioni che vorrai dargli. 

 

Si, ma gli adolescenti…

 

 

Figurati, mio figlio ha 16 anni e qualsiasi cosa dica o faccia la rifiuta e finiamo sempre per discutere. 

 

 

Ah beh, certo, l’adolescenza merita almeno un intero articolo per parlarne.

In queste ultime righe ti voglio soltanto ricordare che per i ragazzi è un periodo davvero particolare sia dal punto di vista fisico che psicologico. A parte i primi peli e la crescita degli elementi distintivi della sessualità, l’adolescenza è una vera e propria tempesta per loro durante la quale fanno fatica, e a volte non riescono, a governare la nave impazzita della loro giovane vita. È come se si trovassero improvvisamente a governare un grosso vascello sapendo come gestire soltanto una piccola barca a vela.

Il corpo è cresciuto improvvisamente, ma la mente è rimasta un po’ indietro. Vorrebbero continuare a giocare spensieratamente, ma allo stesso tempo, sono incuriositi e stimolati dalla possibilità di fare le cose che fanno gli adulti. 

 

Non c’è che dire…un bel casino!

 

E tu pensi che uno così puoi gestirlo con le punizioni e i cazziatoni?

 

La soluzione forse più saggia è fare il vocabolario.

 

Per chi non sapesse cosa sia (effetti collaterali di internet) è quel volumone sul quale trovi il significato e la pronuncia di tutte o quasi le parole di una lingua e che usi soltanto quando… ti serve, in caso di necessità. 

 

 

Eh già, se vuoi evitare problemi e discussioni inutili, probabilmente dovrai fare proprio l’opposto di quanto l’istinto ti suggerisce ed essere in grado di stare un passo indietro, dando l’impressione di concedere spazio, osservando attentamente cosa accade e intervenendo soltanto in caso di reale necessità o su richiesta esplicita o implicita del tuo amato figlio quando deciderà di consultarti, appunto, come se fossi il suo vocabolario della vita.

 

Forse allora sarai diventato davvero un buon genitore. 

 

Ciao e a presto.

Ah…condividi…condividi…condividi…

 

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

4 Replies to “Genitori si nasce o si diventa?”

  1. Grazie per l’argomento veramente interessante. Lo invio subito a mia figlia che tra pochi mesi diventera mamma.

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