Che c’entra?

 

C’entra, c’entra…

 

Continua a leggere e scoprirai quanto è alto il livello di coinvolgimento della mente di un attore mentre interpreta il suo personaggio. 

Nei giorni scorsi è andato in scena Le prix d’amour, uno spettacolo scritto da Alessandra Flamini e diretto da Mauro Fanoni,  attori e insegnanti di Mr Kaos, il Laboratorio teatrale di Roma Monteverde. 

 

La locandina

 

Io interpretavo – ecco il video – (Beh, si, mi diletto anche a recitare) il ruolo di Edouarde, un facoltoso signore il quale, dopo tormentate esperienze sentimentali, si rifugia nella tranquillità e spensieratezza di un prestigioso bordello parigino degli anni ‘30, Le Prix d’amour, per trovare un grande amore ma senza rischi di sofferenze ulteriori.

Lo spettacolo rappresenta, attraverso i monologhi di ciascun personaggio e i costumi appropriati, le storie intime di prostitute, clienti e altri protagonisti in una giornata trascorsa al bordello. 

 

Le prix d’amour. Il mio monologo

 

Cosa c’entra la mente in tutto questo?

 

Beh, tanto, tantissimo. 

Quando un attore o un’attrice calca il palcoscenico attinge a numerose risorse cognitive per far si che si realizzi la magia del teatro ovvero quella condizione per la quale gli attori si immergono totalmente nell’universo emotivo del personaggio e trascinano con sè il pubblico in un viaggio straordinario nella realtà immaginaria che diventa vera nella mente di ciascuno.

 

Quali sono gli ingredienti di una buona interpretazione che richiedono l’uso consapevole o inconscio di particolari risorse della mente?

 

Memoria

 

È ciò che terrorizza tutti gli attori, specie i neofiti, anche se poi non è la cosa più importante. Senza dubbio è necessario imparare tutte le battute del copione, parola per parola, altrimenti la restante performance sarebbe impossibile e perché, inoltre, diversamente dal cinema, non è possibile ripetere perché… è venuta male. 

 

 

Ricordare esattamente le parole delle battute, i momenti dell’intervento, la posizione sul palcoscenico e i gesti da fare è puro esercizio di ripetizione necessario affinché si crei la relativa traccia mnestica nella Memoria a Lungo Termine.

Certamente può essere di grande aiuto avere:

  • La giusta motivazione
  • La presenza mentale
  • Le tecniche di memorizzazione. 

La motivazione è essenziale per convincere la mente a conservare un’informazione nella Memoria a Lungo Termine e nell’attore di solito è molto forte. 

Della presenza mentale ti parlerò tra poco e voglio soffermarmi sulle tecniche di memoria che un attore/attrice può utilizzare per velocizzare la memorizzazione e renderla più affidabile specie durante l’esibizione. 

Si tratta semplicemente di individuare un numero adeguato di parole chiave che facciano da priming, da innesco, per richiamare alla mente la battuta che hai sulla punta della lingua. Una volta individuate e verificato che richiamino esattamente la battuta (che comunque va imparata), bisogna collegarle nell’esatta sequenza, trasformandole prima in immagini e poi associandole una all’altra magari utilizzando anche la Tecnica dei Loci come faceva Cicerone per ricordare i suoi lunghi discorsi di fronte al Senato romano. 

 

Introspezione

 

E ora veniamo alla parte più importante. La rappresentazione delle emozioni.

Giuseppe – mi diceva il regista durante le prove – non devi recitare, devi essere.

Le prime volte queste parole mi lasciarono un po’ interdetto ma se un attore non recita, allora cosa fa?’ – mi chiedevo.

Poi capii cosa intendeva. Se la scena prevede che il tuo personaggio esprima gioia o tristezza o rabbia allora devi cercare dentro di te gioia, tristezza o rabbia e viverle come se fosse vero. Per riuscire in questo può essere necessario cercare tra le proprie esperienze ricordando e rivivendo mentalmente quei momenti nei quali avevi provato gioia, tristezza o rabbia ed esprimerle attraverso le battute del copione.

 

 

Può inoltre essere d’aiuto conoscere le espressioni del viso tipiche di ciascuna emozione, descritte mirabilmente da Paul Ekman nel suo libro Te lo leggo in faccia, ed eseguirle.  Attraverso i circa 80 muscoli facciali puoi eseguire i movimenti tipici della gioia, per esempio, sorridendo, con la bocca semiaperta, restringendo gli occhi fino a far comparire le rughe agli angoli. Basterà questo, magari associato al ricordo di un momento gioioso della tua vita, affinché la tua mente, che non distingue tra ciò che è vero e ciò che è immaginato, attivi i circuiti neurali giusti e rilasci i neurotrasmettitori tipici della gioia, serotonina, ossitocina.

E il gioco è fatto o, comunque, avrai fatto gran parte del lavoro.

Questa è, senza dubbio, la parte più bella, emozionante e introspettiva che puoi provare vivendo l’esperienza del teatro, che può aiutarti a conoscere meglio te stesso e, di conseguenza, gli altri.

Assolutamente da provare.

 

Gestione dello stato

 

E quando viene il momento di andare in scena ti assalgono mille paure, insicurezze, convinzioni che non puoi permetterti di far prevalere onde evitare flop clamorosi. È assolutamente normale che ci sia la giusta tensione, quantità di adrenalina in circolo, tipica della condizione combatti o fuggi attivata dal cervello rettile. Questa particolare condizione, nella quale i sensi sono superattivati, il battito è accelerato, i vasi periferici sono contratti, puoi percepirla come un fastidio. Se, invece, ne prendi consapevolezza, puoi orientarla a tuo favore e trasformarla in una risorsa semplicemente imparando a gestirla.

E i modi sono diversi. 

 

Respirazione

 

Prima di tutto respira, lentamente e profondamente, usando il diaframma così da inviare ossigeno al cervello e farlo lavorare al meglio per la memoria e altro. 

 

 

Presenza mentale

 

Rimani con la mente su ciò che stai vivendo evitando salti nel passato o improduttive anticipazioni del futuro, prefigurandoti per esempio che dimenticherai le battute e il pubblico ti fischierà. Se fai fatica a farlo esercitati, focalizzando la tua attenzione sul respiro come suggerisce Thich Nhat Hanh nel suo libro Il miracolo della presenza mentale. 

E quando poi sei li sul palcoscenico, con le luci che ti accecano e ti fanno vedere a malapena le persone che hai di fronte, senti dentro di te una tempesta di emozioni dalle quali fai fiorire il tuo personaggio, mentre la tua mente si immerge in uno stato di attenzione profonda, ipnotica al quale si unisce tutto il tuo pubblico. 

 

Questa è magia. 

Cerca il laboratorio teatrale più vicino o comodo per te e vivi anche tu questa straordinaria esperienza. 

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

8 Replies to “Mente e Teatro. Si va’ in scena”

  1. Veramente interessante e realistico, vale anche nel mondo della musica o parlare in teatro davanti a tante persone. Complimenti

  2. Non finirai mai di stupirmi, bravo.
    E’ vero, per recitare non devi “recitare”, ma essere, vivere il personaggio e la situazione.
    Come per parlare una lingua non si deve tradurre, ma “pensare”.
    Così tutto potrà essere più facile. (di facile in assoluto….)

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