Riflessi, umore, stato d’animo, emozioni…faccio un po’ di confusione. 

 

Sono tutti la stessa cosa?

Oggi ti do, semplicemente , la mia versione su cosa sono le emozioni, da dove vengono e come puoi riconoscerle per non farti abbindolare. 

 

Capisco, capitava anche a me di fare confusione, poi ho cercato un po’ in giro e ho trovato che Paul Ekman, psicologo, li differenzia in base alla durata.

I riflessi, tipo la gamba che salta dopo la martellata del dottore sul ginocchio, sono quelli più rapidi, durano circa una frazione di secondo.

L’umore, lo stato d’animo, come quando ti senti allegro e spensierato, può durare anche più giorni. 

Le emozioni, infine, sono quelle che si collocano nel mezzo durando, di fatto, qualche secondo.

L’emozione, dal francese émotion derivazione di émouvoir ossia “mettere in movimento“, corrisponde a un processo interiore, qualcosa che succede dentro di te quando ti trovi di fronte a un eventostimolo che sta per influire, nel bene o nel male,   sul tuo benessere. Come quando ti trovi all’improvviso di fronte al tuo migliore amico di infanzia che per qualche motivo non avevi più rivisto per decenni o quando ti volti e inorridisci vedendo qualcuno che si infila un dito nel naso e ci scava dentro per trovarci chissà cosa o quando ancora sobbalzi perché qualcuno si rivolge a te a voce alta mentre eri sovrappensiero. 

 

Si, ma a cosa serve? 

 

Ti dice immediatamente 

 

We, sveglia, sta accadendo qualcosa, vedi un poche devi fare!

 

Ok dai, vediamo di capirci qualcosa, ti va?

 

Diciamo che ti capita di fronteggiare una certa situazione; cosa succede nella tua mente?

Beh, dipende…

 

  1. Ti è già successo altre volte?

  2. Ti è successo qualcosa di simile?

  3. È la prima volta che ti succede?

 

Nel primo caso confronti l’immagine visiva o mentale con quelle che avevi provvidenzialmente messo da parte nella tua memoria a lungo termine e quando la tua mente trova quella corrispondente dice

 

Ah, si (quasi con sufficienza) quando succede questo provo questo.

 

Nel secondo caso quello che sta succedendo non è esattamente come quello che hai in magazzino, ma ci somiglia e allora la mente pensa

 

Boh, sembra come quello, forse devo provare la stessa cosa

 

E se, invece, non trovi in memoria niente di simile?

 

Beh, in questo caso, la mente ci mette un po’ di più per reagire e decidere come ti devi sentire.

Nei primi due casi si avvale delle euristiche, cioè delle scorciatoie che la mente imbocca per risparmiare tempo e soldi ovvero energie cognitive. Hai visto mai che, nel frattempo, dovessero servire per qualcosa di più urgente e importante.

La mente è un ottima manager, scrupolosa, avveduta, oculata nel gestire le risorse disponibili. L’uso delle euristiche di solito funziona e ti fa provare l’emozione giusta per ogni occasione anche se, qualche volta, capita che prenda lucciole per lanterne. 

E allora ecco che, quando c’è qualcosa che non ti convince, la mente capisce che deve mettere mano al portafogli e attingere quindi a tutte le fonti informative necessarie per vederci chiaro, anche se impiegherà un po’ di tempo in più. 

 

E dove succede tutto questo?

In quale parte del cervello?

 

 

Quando la scelta è rapida e automatica, grazie all’uso delle euristiche, se ne occupa l’amigdala, una piccola porzione del cervello a forma di mandorla. Piccola si, ma è un peperino e sa farsi rispettare tanto che, per fare il suo lavoro, coordina informazioni provenienti da ogni parte del cervello e lo fa rapidamente, senza perdersi in chiacchiere inutili. 

 

Se, invece, ci sono dei dubbi sull’emozione da provocare, allora entra in gioco un’equipe completa, il circuito limbico, nella quale lavorano, oltre l’amigdala, l’ippocampo, la corteccia cingolata, quella pre frontale e il setto. Insieme confabulano fino a che non sono d’accordo sull’emozione più appropriata da scegliere. L’ippocampo, in particolare mette a disposizione tutto il catalogo delle esperienze depositate nella Memoria a lungo termine e, nel caso non vi sia nulla di utilizzabile, cataloga e memorizza quella attuale conservandola per altri usi futuri. 

 

E quali e quante saranno queste emozioni?

 

Buona parte delle teorie convergono sulla tesi di Paul Ekman dell’esistenza di emozioni primarie, quelle di Inside out, il famoso film d’animazione della Pixar, e cioè 

 

Gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa e disgusto. 

 

Da queste ne deriverebbero quelle secondarie come combinazioni di una o più primarie.

 

Come si riconoscono?

 

Le emozioni generano risposte visibili e invisibili. 

Tra queste ultime rientrano quelle provocate dal Sistema nervoso autonomo il quale, appunto, agisce innescandole autonomamente, senza che tu ne sia cosciente quali, ad esempio, le variazioni del battito cardiaco, la sudorazione, il rossore o il pallore del viso, i brividi.

Le risposte visibili, invece, riguardano le manifestazioni corporee e, in particolare, del viso e la postura. 

Il primo a studiarle fu Charles Darwin il quale fece delle ricerche adottando un metodo forse un po’ impreciso, ma che rientrava nelle possibilità dell’epoca. Scriveva a suoi conoscenti sparsi per il mondo chiedendo loro di descrivergli le espressioni del viso delle persone del luogo derivanti da determinati stimoli. 

Paul Ekman, circa un secolo dopo, nel 1972, riuscì a fare di meglio recandosi personalmente e vivendo per un periodo presso un popolo della Nuova Guinea che non aveva mai avuto contatti con la cosiddetta civiltà. Egli raccolse numerose fotografie con le quali volle dimostrare che, per esempio, la donna in topless sorrideva, quando era felice, esattamente come quella sotto il Big Ben di Londra che giocava col suo bambino o che era accigliata perché arrabbiata. 

Sia Darwin che Ekman, quindi, sostenevano l’universalità delle emozioni e cioè che, indipendentemente dalla cultura di provenienza, ciascuno esprime le proprie emozioni con le stesse manifestazioni facciali. L’influenza della cultura può riguardare l’intensità con la quale si manifestano le emozioni, come accade per i Giapponesi i quali riescono appunto a gestire le emozioni ed essere generalmente cordiali e sorridenti. Ekman, inoltre, dal quale ha preso spunto la famosa serie tv, Lie to me, riuscì a identificare e catalogare centinaia di dettagli corrispondenti a specifiche microespressioni del viso impossibili da controllare anche da un attore professionista. In pratica, anche se una persona è abile a mentire, se conosci questi segnali, puoi riuscire a smascherarla come faceva il dottor Lightman, esperto di comunicazione non verbale, nella fiction. 

Se dunque vuoi riuscire a beccare anche il più abile mentitore attiva la tua attenzione selettiva  e cerca di cogliere anche il dettaglio più insignificante che ti indichi se sta mentendo o dicendo la verità. 

Con un po’ di pratica e di pazienza riuscirai a cogliere molti segnali, anche rapidi e impercettibili, e a capire meglio il tuo interlocutore. 

Ti consiglio vivamente, in proposito, il libro di Paul Ekman, Te lo leggo in faccia, e la visione in particolare della prima serie di Lie to me. 

Sono certo che così non ce ne sarà più per nessuno. 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

4 Replies to “Tu chiamale se vuoi…Emozioni”

  1. A volte è meglio non sapere. Sarebbe bello decidere quando si e quando no. Mi dirai chiedi troppo… è vero.
    Bell’articolo.

    1. Il trucco sta nel prendere consapevolezza della possibilità, per chiunque, di gestire le emozioni almeno quando si persegue un obiettivo. Negli altri casi, lasciarsi andare, perché no?
      Grazie Umberto 😊

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *