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Devi sostenere un esame e sei convinto di non farcela?

 

Ecco una ricetta semplice semplice per superare il blocco delle convinzioni. 

 

Ciascuno di noi organizza le proprie esperienze con riferimento a diversi aspetti che Robert Dilts, celebre esponente della PNL e stretto collaboratore del suo coautore, Richard Bandler, definì, alla fine degli anni 80, i Livelli logici. Sulla base di quanto avevano sostenuto Bertrand Russel, in ambito matematico, e Gregory Bateson, riguardo ai livelli di apprendimento, Dilts individuò i livelli logici o di pensiero e cioè 

 

ambiente, comportamenti, capacità, convinzioni, valori, identità e spirito.

 

 

Ciascun livello è ordinato in ordine gerarchico ove l’ambiente è quello posto alla base e lo spirito che invece si colloca al vertice ed ha quindi la massima importanza. Questo comporta che ciò che viene valutato al livello della spiritualità condizionerà senza dubbio, nel bene o nel male, tutto ciò che sia riconducibile ai livelli più bassi come se fosse una matriosca, sai quelle bambole russe che sono contenute una dentro l’altra. 

Se, per esempio, l’onestà è per me un valore fondamentale, non ruberò (comportamento) mai le caramelle al supermercato. Esiste tuttavia la possibilità che un qualcosa riferibile ai livelli inferiori influenzi ciò che si trova ai livelli superiori. E quindi, per esempio, se il mio ufficio è ben illuminato, con delle piante rigogliose e bei quadri al muro (ambiente), è molto probabile, ma non è detto, che lavori (comportamento) meglio e molto più volentieri.

Le convinzioni si trovano in posizione intermedia lungo la scala dei livelli logici dunque possono essere influenzate da capacità, comportamenti e ambiente, mentre lo saranno certamente da valori, identità e spirito.

La formula della performance di Tim Gallway, padre del Coaching, dice che appunto la

 

P (performance) = p (potenziale) – i  (interferenze)

 

 

ove le interferenze vanno intese sia come esterne, cioè imputabili a fattori sui quali non abbiamo il controllo, o interne, quelle che generiamo nella nostra mente. A questa seconda categoria appartengono le convinzioni e cioè tutto quello che crediamo sia vero e che ci può spingere in una direzione o in un’altra. Credere in qualcosa, perciò, può farci sentire insicuri, inadeguati, incapaci e quindi limitare le nostre azioni, ma, al contrario, può permetterci di animare dentro di noi energie e spinte talvolta inimmaginabili e dunque avere una forza potenziante.

In Psicologia la chiamano Profezia che si autoavvera per la quale chi la pone in atto agisce, compie tutte quelle azioni che alla fine fanno accadere davvero ciò che era convinto che accadesse.

Se sono convinto o mi hanno convinto che non sia in grado di comprendere ciò che studio, metterò poco o alcun impegno tanto so (credo) di non esserne capace.

 

Come si fa a individuare una convinzione propria o altrui?

 

 

Dal punto di vista linguistico le convinzioni sono espresse secondo due schemi:

 

Causa > Effetto, A causa B 

 

Ho una scarsa memoria e dunque ho pessimi risultati a scuola. 

 

Equivalenza complessa, A vuol dire B 

 

Stamattina sei uscito senza darmi un bacio. È evidente che non mi ami.

 

In entrambi i casi ciò che viene espresso può essere privo di fondamento, ma produrre comunque i suoi effetti limitanti o potenzianti come se lo avessero. 

Da esperimenti scientifici è emerso che le convinzioni agiscono nel cervello limbico, quello che si trova tra il cervello rettile, più interno, e la neo corteccia esterna, deputato alla gestione delle emozioni. Esse provocano risposte inconsce, generate dal Sistema Nervoso Autonomo, come la variazione del battito cardiaco e la dilatazione delle pupille.

Qualora le convinzioni rappresentassero un freno allo svolgimento delle tue azioni verso il raggiungimento dei tuoi obiettivi, la performance della formula, si può correre ai ripari facendo quello che spesso facciamo già naturalmente e spontaneamente per gestire le nostre convinzioni o quelle altrui.

 

Questa volta il capo mi ha fatto proprio arrabbiare! Basta! Non ne posso più di questo lavoro!

 

Hai ragione, anche se poi, riflettendoci, ci sono persone che il lavoro non ce l’hanno e, pur di averlo, accetterebbero volentieri qualche incomprensione col proprio capo, non credi?

 

Tecnicamente si chiama reincorniciamento verbale ovvero cambiare, attraverso l’uso delle parole, il significato di una convinzione e modificando, di conseguenza, l’impatto che essa ha sulle capacità, comportamenti e ambiente.

 

Prendiamo ad esempio queste due affermazioni:

 

Ho ricevuto una promozione.

Sarò trasferito in un’altra città. 

 

Puoi attribuire un significato diverso collegando le due frasi con diverse parole.

 

Ho ricevuto una promozione ma sarò traferito in un’altra città. 

Ho ricevuto una promozione e sarò trasferito in un’altra città. 

Ho ricevuto una promozione anche se sarò trasferito in un’altra città. 

 

Come vedi, basta semplicemente utilizzare un collegamento linguistico diverso per spostare in primo piano, alla pari o in secondo piano il fatto che sarai trasferito in un’altra città. 

 

D’ora in poi quindi fai attenzione a come usi i tuoi ma o però e ti suggerisco di evitare frasi del tipo

 

Amore, ti amo tanto, ma ora devo proprio scappare!

Ooops!

 

Osservando Bandler al lavoro con i suoi clienti, Dilts si accorse che utilizzava degli approcci linguistici ricorrenti e che corrispondevano a schemi precisi. Egli quindi riuscì ad individuarli e isolarli definendoli precisamente affinché chiunque, praticandone frequentemente l’uso, possa acquisirli permanentemente nei propri schemi linguistici.

 

Sleight of mouth

 

Ne catalogò 14 e li chiamò Sleight of mouth, destrezze linguistiche.

Tra questi ne ho scelti alcuni che adoro in maniera particolare:

 

Altro risultato

 

Sai, non è importante tanto che…quanto piuttosto che…

 

Controesempio 

 

Non riesco a…. 

Ricordo bene che quella volta lo facesti

 

Disintegra le convinzioni limitanti

 

Dunque se vuoi migliorare il tuo approccio alle convinzioni esercitati ad applicare gli Sleight of mouth a convinzioni tue o di altre persone che avrai avuto cura di annotarti. Per ogni convinzione scrivi un modo di reincorniciare la convinzione stessa applicando gli schemi che ti ho descritto. Vedrai che, dopo un po’, riuscirai a individuare rapidamente dove si nascondono le convinzioni e, in automatico, ad applicare lo schema linguistico più appropriato. 

Sii paziente, specie le prime volte, se dovessi avere l’impressione che non hanno ottenuto il risultato che desideravi, perché potrebbe accadere che gli effetti si abbiano, come si suol dire, a scoppio ritardato. L’importante, a volte, è dare soltanto una spintarella alla mente per far sì che si metta in moto e, anche da sola, arrivi a modificare il punto di vista.

Se vuoi approfondire ti consiglio, di Robert Dilts, Il potere delle parole e della PNL e, se vuoi, scrivi qui di seguito i tuoi commenti o dubbi e sarò felice di risponderti.

 

A presto e, se ti è piaciuto, ricorda di condividere!

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

4 Replies to “Non ce la posso fare. Convinzioni”

  1. Articolo davvero interessante!!!!
    È verissimo, a volte le convinzioni decidono per noi e credo che dipenda anche dallo stato d’animo…..perciò, impariamo a gestirlo 😊 grazie !!

  2. Articolo estremamente interessante! Ho avuto modo, leggendolo, di trovare molto riscontro nella realtà …nello specifico faccio riferimento alla “Profezia che si autoavvera” quando mi capita di desiderare a tutti i costi un qualcosa, mi rendo conto che si mettono in moto una serie di comportamenti, atteggiamenti o situazioni che alla fine fanno si che quella determinata cosa accada ed è fantastico!
    Grazie per l’articolo.

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