Si, però io…

 

Non hai capito…

 

Ti stai chiedendo come mai non sei riuscita a persuaderla?

 

 

Ehm…capisco che può sembrarti strano e, se vuoi, posso spiegarti perché non ci sei riuscita. 

Sai, la comunicazione efficace è fatta di diversi elementi dei quali devi tener conto. 

Prima di tutto devi avere sotto controllo le tue reazioni emotive. E di questo ti ho già parlato nell’articolo Stato. E ora pensiamo alla mente.

Se il tuo interlocutore ti fa arrabbiare e tu cedi alle emozioni, le tue speranze di comunicare con successo vacillano prima ancora di cominciare, è inutile perfino provarci. Se non vai nello stato d’animo giusto, non sei in grado di percepire informazioni importantissime che il tuo interlocutore ti fornisce consapevolmente o, meglio ancora, inconsapevolmente. Se non sei nello stato d’animo giusto avrai difficoltà a pensare con mente serena e quindi il messaggio che trasmetterai sarà frutto dell’istinto quindi probabilmente inadeguato.

 

Obiettivo chiaro della comunicazione.

 

Sapere cosa vuoi ottenere, il risultato che ti aspetti produca il tuo messaggio, l’obiettivo, è essenziale che ti sia chiaro prima di dire anche una sola parola, anzi, prima ancora di avvicinarti al tuo interlocutore.

Questi sono i due aspetti secondo me essenziali da considerare prima di intraprendere qualsiasi relazione comunicativa. 

Oggi voglio concentrarmi sull’ Empatia, altra condizione irrinunciabile da soddisfare se vuoi che la tua comunicazione abbia successo.

Il termine deriva dal greco antico empatéia, cioè en-, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”. Per gli psicologi cognitivi, empatizzare con qualcuno significa comprendere i suoi pensieri, le sue intenzioni, riconoscere le sue emozioni in modo accurato e riuscire a vedere la situazione che sta vivendo dalla sua prospettiva

 

Tutto ruota intorno a questo concetto.

 

Se sei capace di comprendere, sinceramente, le intenzioni del tuo interlocutore e riesci a metterti nei suoi panni creerai quella condizione essenziale, quel contesto magico, per avviare e mantenere un flusso comunicativo efficace. E’ un po’ come preparare il terreno per la successiva coltivazione: togli le pietre, le erbacce, smuovi la terra e la prepari per accogliere i semi o le piantine. Comprendere non vuol dire che sei d’accordo con lui, ma soltanto dimostrare che hai capito la sua intenzione positiva. Qualsiasi azione, anche la più incomprensibile, è sorretta dalla buona intenzione di colui che la esegue. Si, perchè sarà il risultato di pensieri, convinzioni assolutamente personali che, non sempre, sono compresi dagli altri. Ecco, sei riuscirai a capire cosa c’è davvero dietro il comportamento di una persona, anche se lo ritieni totalmente contrario al tuo modo di pensare, ingiustificabile, perché magari ti avrà fatto anche del male e soffire, avrai messo le basi sulle quali costruire una comunicazione efficace.

Mi stai chiedendo l’impossibile…

Certo, mi rendo conto che può essere difficile e impegnativo, ma farlo ti ripagherà degli sforzi e ti permetterà di guadagnare la fiducia del tuo interlocutore.

E cosa dovrei fare, secondo te?

Facile. Dovrai semplicemente focalizzare la tua attenzione sull’altra persona per riuscire a cogliere un maggior numero di informazioni possibili e utili a creare un rapporto che favorirà un efficace scambio reciproco.

E che tipo di informazioni?

Tutte quelle che possono dirti che tipo di persona hai di fronte e consentirti di entrare in empatia, cioè dimostrare concretamente che sei sintonizzato sul suo stesso canale. Sono numerosi e diversi gli aspetti che puoi cogliere e sfruttare.

 

Occhio a quello che succede.

 

Puoi, per esempio, renderti conto della situazione, del contesto e adeguarti con rispetto come faresti, immagino, entrando in chiesa in silenzio o parlando a bassa voce o facendo altrettanto in un ospedale per non disturbare i degenti. Allo stesso modo dirigi la tua attenzione sul tuo interlocutore e sforzati di comprendere le dinamiche del momento. Potrebbe essere una commessa di un negozio che, mentre parla con te, è distratta perchè ha intravisto un cliente che si sta lamentando con la sua collega per qualcosa. Oppure la tua partner che sta raccogliendo i cocci della bottiglia d’olio che si è rotta cadendo e che la costringerà a passare un’ora a ripulire i danni. Sarà del tutto improbabile che possa ascoltare quello che hai da dirle, a meno che non si tratti di qualcosa più importante o grave e, nel caso specifico… mi sembra difficile. Sarà senz’altro più utile manifestarle la tua comprensione e offrirti di aiutarla. Sono certo che dopo potrà essere molto più ricettiva.

 

Modalità preferita.

 

sviluppare-5-sensi

 

Ciascuno di noi percepisce il mondo che lo circonda facendone esperienza attraverso i sensi: vista, udito, tatto, odorato e gusto. Ognuna di queste modalità è altrettanto importante, ma per qualche ragione ne privilegiamo generalmente a una continuando comunque a usare anche le altre. Questa preferenza, del tutto inconsapevole, si riflette sul modo di essere e sulle modalità di memorizzazione e di espressione sia essa verbale, le parole che usi, paraverbale, volume e tono di voce e non verbale, cioè la gestualità. Se riesci a notare qual’è la modalità preferita dal tuo interlocutore puoi anche scegliere il canale più appropriato da usare per comunicare più efficacemente con lui.

Se, per esempio, ti accorgi che gesticola molto, ha una posizione eretta, sposta lo sguardo continuamente, parla velocemente e usa parole riconducibili alle immagini, come Mi appare chiaro che… oppure Ora ho una visione nera del problema, mostrami la tua versione è verosimile che sia una persona che privilegia il canale visivo.

Una persona che, invece, ha una postura un po’ più chiusa, si muove più lentamente, parla piano e scandisce le parole che sono riferibili ai suoni, del tipo Come ti ho detto, sono disponibile ad ascoltarti oppure Quello che dici mi suona strano o ancora Io ti parlo, ma tu non mi ascolti… probabile che preferisca il canale uditivo.

Se invece noti un tipo che si trascina, dinoccolato e che, sedendosi in poltrona, si sbraca spalmandovisi, parla a volume basso e con una lentezza esasperante usando termini associabili alle sensazioni, del tipo Ho la netta sensazione che questa cosa non ti tocca oppure Nonostante ti abbia fatto toccare con mano il problema non lo percepisci è evidente allora che preferisce il canale cosiddetto cinestesico (cinestesia: sensazioni prodotte dal movimento).

Per creare un rapporto empatico con ciascuno di loro è più efficace se usi lo stesso canale, le stesse modalità espressive così che si sentano, anche inconsapevolmente, compresi.

Dunque, se per esempio parli con chi preferisce le immagini, evita di parlargli di suoni e sforzati di vedere cosa puoi rappresentare attraverso lo stesso canale.

Quale che esso sia ricorda che la condizione essenziale è che tu comprenda, con assoluta sincerità e trasparenza d’animo, il tuo interlocutore e che, soprattutto, lo dimostri. Se proverai a fingere, scimmiottandolo soltanto, per puro interesse personale, quella persona lo capirà, percependo, anche inconsapevolmente, i microsegnali che inevitabilmente trasmetterai con le tue parole, toni di voce e gesti. E allora lui penserà…

Non so perché, ma di questo non mi fido! 

Anche se sei un grande attore, evita. Scegli di essere puro e sincero. Soltanto così avrai la garanzia di un risultato positivo.

Devo farlo sempre e con tutti?

Assolutamente no, anche perché, come puoi intuire, soprattutto se non sei abituato, costa energie.

 

Dipende dall’obiettivo.

 

 

 

Se hai un interesse a comunicare, è praticamente imprescindibile, diversamente sorridi con garbo e… lascia stare.

Ecco, ora che sai cosa fare per creare un rapporto empatico con il tuo interlocutore puoi cominciare a comunicare.

E di questo parleremo in altri articoli che leggerai a breve su sinapsicoaching.

Ah, dimenticavo, se hai trovato interessante quello che hai letto, condividilo con altri.

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

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