Sei proprio sicuro che quello che dici rispecchi la realtà?

 

E la tua realtà è anche la mia?

 

 

Scopri di seguito cosa si nasconde dietro le parole che usi ogni giorno e cosa puoi fare per migliorare il tuo modo di comprendere e comunicare.

Cosa sarebbe il corpo umano se potessimo togliere d’incanto le ossa?

Pelle e muscoli si affloscerebbero cadendo a terra come un abito senza stampella.

Se mancasse un omero, l’osso dell’avambraccio, l’arto sarebbe floscio, diverso dall’altro e, quindi, il corpo non apparirebbe come dovrebbe essere.

Così come il corpo umano ha una struttura ossea sulla quale sono attaccati tendini e muscoli anche il linguaggio ha una sua struttura.

Affinché si possa dire che il linguaggio sia ben formato è necessario che le parole vengano composte, assemblate insieme secondo le regole grammaticali e sintattiche della lingua che utilizziamo. 

E’ un po’ come vestire una divisa. Ciascun capo di vestiario deve essere indossato nella giusta sequenza, altrimenti viene fuori un minestrone. Immagina se infilassi, per esempio, prima la giacca e poi sopra la camicia o prima le scarpe e poi sopra le calze. Non farei in tempo a fare due passi che vedrei il mio comandante sgranare gli occhi e prendermi per matto.

 

Struttura superficiale o profonda?

 

Noam Chomsky, filosofo statunitense, fondatore della grammatica generativo trasformazionale, dice che il significato di una frase si comprende soltanto se ne si analizza la sua versione completa, ossia la Struttura Profonda. Chomsky scrisse una famosa frase 

Le idee incolori verdi dormono furiosamente 

che, come vedi, pur essendo grammaticalmente corretta, non ha alcun significato.

Nell’uso del linguaggio, sostiene Chomsky, una frase riesce a comunicare il suo vero significato soltanto se è composta in maniera completa, cioè con una struttura profonda, la quale contiene parole diverse e collegate sintatticamente con soggetto, verbo, predicato, complemento  secondo un preciso ordine. Diversamente chi la riceve potrebbe interpretarla in maniera sbagliata o non comprenderla affatto.

Se, per esempio, dico

Mamma ha cucinato la pasta alla carbonara

ho messo le parole giuste secondo l’ordine voluto dalle regole della sintassi della lingua italiana ovvero il soggetto, la mamma, il verboha cucinato, il complemento, la pasta alla carbonara.

Se avessi detto, invece,

ha pasta alla carbonara mamma preparato 

come puoi intuire, non avrei ottenuto lo stesso risultato e tu… non avresti l’acquolina in bocca.

Dicendo 

L‘ha cucinata

avrei omesso il soggetto, la mamma, e il complemento, la pasta alla carbonara. La frase così composta, invece, è comprensibile, ha un significato plausibile, ma è mancante di alcuni pezzi, è in versione ridotta, ha cioè una struttura superficiale.

Dunque, quando le persone parlano, descrivono il mondo che percepiscono intorno a sé, ma possono farlo utilizzando frasi in versione ridotta, la Struttura superficiale, o in versione integrale, cioè la Struttura profonda.

 

Ma quando e perché usiamo la versione ridotta, la Struttura superficiale?

 

 

Come ti dicevo in un articolo  precedente, la Memoria a Breve Termine deve, in pochi secondi, decidere quali informazioni trattenere per trasferire nella Memoria a Lungo Termine e quali parcheggiare o eliminare. Per ottenere questo adotta dei meccanismi di gestione che la PNL definisce Cancellazione, Generalizzazione e Distorsione. 

Puoi facilmente comprendere che, dopo questa opera di selezione e adattamento, in larga parte inconsapevole, le frasi che costruiamo descrivono le nostre esperienze in modo del tutto personale ed esclusivo. Anche se il compito che Cancellazione, Generalizzazione e Distorsione svolgono è selezionare, può succedere che vengano modificate o eliminate informazioni che invece era utile conservare. Ed è proprio attraverso le frasi che usiamo che si può comprendere cosa manca alla frase incompleta, la Struttura superficiale, rispetto a quella con tutti gli elementi al loro posto, la Struttura profonda.

Se, per esempio, senti il tuo amico dire

Le donne sono tutte uguali 

noterai che manca un riferimento preciso.

A chi si riferisce? Cosa intende per uguali?

Oppure potresti ricordare di aver sentito i tuoi genitori dire

Se esci con gli amici andrai male a scuola

e questa, tecnicamente, appare come una convinzione che non ha prove concrete, ma per chi la esprime, Ahimé, è vera.

E qui cominciano i problemi.

Quando si esprimono frasi con una struttura superficiale le convinzioni, in particolare, piovono come polpette per usare l’espressione del famoso film della Pixar. E averla vinta sulle convinzioni, specie se sono del tipo che ostacolano, spesso puo’ essere una Mission impossible (un altro film ???)

E come si fa a capire che è una convinzione?

Vuoi sapere come? Semplice.

Le convinzioni hanno uno schema classico:

 

(Qualcosa) causa (un’altra cosa)

 

come nella frase di sopra oppure

 

(Qualcosa) significa (un’altra cosa) 

 

(Anche stasera sei tornato a casa in ritardo.) Eevidente che (non mi ami più).

 

Bene, e ora che le so riconoscere che posso fare?

 

Puoi usare un grande potere, magico. Quello delle parole.

 

Cioè, spiegami, mi interessa ‘sta cosa.

 

Scardinare le convinzioni

 

Usando le parole giuste, combinate e ordinate nel modo giusto puoi letteralmente scardinare le convinzioni incastrate nella mente del tuo interlocutore e abbattere le barriere che si frappongono tra voi per una comunicazione efficace.

 

Ok, ora mi vuoi dire come?

 

Si, va bene, calmati però. Puoi semplicemente fare qualche domandina fatta bene. Prendi per esempio la frase di prima

Se esci con gli amici andrai male a scuola

Potresti chiedere

Come fai a saperlo?  Oppure

Come può uscire con gli amici farmi andare male a scuola?

La magia di queste parole sta nella loro capacità di stimolare il tuo interlocutore a cercare nella sua mente una risposta coerente. Quando l’avrà trovata, trasformerà la sua frase da superficiale a profonda e questo gli consentirà di incrinare se non distruggere la sua convinzione e a te di…uscire con gli amici.

Questo è soltanto un esempio di domande che puoi fare per smuovere la mente altrui. Ce ne sono anche altre con le quali puoi aiutare le persone ad estrarre le informazioni che magari hanno eliminato per errore rendendo difficile la vostra comunicazione. Esiste, inoltre, uno specifico strumento linguistico per disattivare le convinzioni, gli Sleight of mouth, destrezze linguistiche, di cui ti parlerò in dettaglio prossimamente.

 

Il Metamodello

 

Tra gli strumenti più importanti ed efficaci messi a punto e resi disponibili dalla PNL c’è proprio il Metamodello, una raccolta di domande, con le quali puoi fare davvero magie aiutando le persone a vedere ciò che prima non riuscivano a vedere. E quando questo accade, possono cogliere nuove opportunità e fare altrettante nuove scelte grazie alle quali miglioreranno le loro relazioni.

Se vuoi puoi approfondire l’argomento leggendo un libro, una pietra miliare della PNL, scritto dai creatori Bandler e Grinder, il cui titolo è proprio La struttura della magiaLe domande del Metamodello sono uno strumento linguistico davvero strepitoso che richiede, come è immaginabile, una pratica regolare fino ad averne interiorizzato gli schemi.

 

E i risultati, vedrai, ti ripagheranno ampiamente.

 

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti. 

 

 

Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti.

Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista. 

 

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

5 Replies to “La differenza tra quello che dici e… quello che è”

  1. Eppure c’è chi riesce a dire di tutto e il contrario di tutto, a confonderti…..se non sei più che “attento” e “preparato” potresti perdere la tenzone.

  2. Quello che giunge come informazione, è una elaborazione di quel messaggio e spesso non esattamente rispecchia ciò che è l’origine stessa dell’intenzione comunicativa. Credo sia alla base del metamodello la diffusione della magia del linguaggio al fine di ridurre al minimo l’errore comunicativo ad ogni livello. In particolare nell’ambito strettamente legato al lavoro che svolgiamo ,si dovrebbero scardinare radicalmente le “convinzioni” per mezzo della struttura profonda allo scopo che l’informazione arrivi all’utente finale nel modo più corretto possibile.

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