Ah si, il mental Coach.

 

Cioè, fai l’allenatore?

Forse le frasi più gettonate, di quelli che ne hanno sentito parlare o hanno visto tutte le puntate di Lie to me altre fiction, che sento quando dico che sono un Coach.

Alcuni mi guardano con sospetto e dicono 

Cioè?

Oggi ti dico la mia sul Coaching per evidenziare quali enormi benefici puoi ottenere avvalendoti di un Coach o anche comportarti da Coach, con te stesso e con gli altri, applicandone metodologie e tecniche. Quale che sia la condizione il punto di partenza è sempre lo stesso: il Goal, l’Obiettivo.

Giorni fa un mio amico, Giorgio, mi ha detto: Basta! Giuseppe, voglio essere felice! 

Ottimo Giorgio – gli ho detto – e cosa deve accadere affinché tu capisca che lo sei veramente? Giorgio mi ha guardato, un po’ smarrito, poi ha spostato lo sguardo in un punto lontano e, dopo qualche secondo ha cominciato a sorridere, felice. Deve accadere che lavoro di meno e passo più tempo con Mattia, mio figlio. Giocare con lui, portarlo a passeggiare a Villa Pamphili a fargli vedere i cigni, la volpe piccolina che, a distanza di sicurezza, aspetta che i passanti le lancino qualcosa da mangiare. 

 

 

Perfetto Giorgio, e quante ore al giorno passerai con lui? 

Beh, almeno tre – ha detto sorridendo eccitato – Potrei smettere di lavorare alle 17 e stare con lui dalle 17,30 alle 21, nei giorni feriali, e tutto il giorno la domenica. 

Ok, quando puoi cominciare?

Giorgio mi ha guardato, ha mostrato il migliore dei suoi sorrisi e ha detto: Subito! ha controllato l’orologio e ha aggiunto Mancano cinque minuti alle 17, devo andare da Mattia. Ciao e… grazie Coach! 

Ecco, il Coach è uno che ti spinge a non accontentarti di un generico Voglio essere felice, ma a diventare consapevole di cosa vuol dire per te, concretamente, e scegliere cosa fare, assumerti la responsabilità di agire per ottenere il risultato per l’obiettivo che ti sei posto.

E’ su questi due elementi fondamentali,

 

– consapevolezza e 

– responsabilità 

 

che si fonda il Coaching come suggerito da Sir John Whitmore nel suo omonimo libro (Coaching for performance). Per ottenere risultati ed essere efficace, in famiglia e al lavoro, devi semplicemente pensare a ciò che vuoi (obiettivo), prendere consapevolezza del risultato che ti dimostrerà, al suo verificarsi, che lo hai ottenuto e assumerti la responsabilità di definire le cose da fare e cominciare a farle, una dopo l’altra, fino a che non avrai riconosciuto il risultato.

Ok, fin qui sembra facile. Nient’altro? 

Bravo, hai detto bene, sembra facile. 

Quello che fai oggi non ti soddisfa, pensi a come vuoi che sia domani e agisci.

 

Formula della performance.

 

In realtà, tra la quello che hai e quello che vorresti si possono frapporre degli ostacoli che rallentano o, peggio, fermano la tua corsa verso l’obiettivo. Timothy Gallwey, ritenuto il papà del coaching, nel suo libro The inner game of tennis (il gioco interiore del tennis), sintetizza la questione nella cosiddetta formula della performance:

 

P = p  –

 

ovvero la tua prestazione (P) dipende dal potenziale (p) che puoi esprimere in base alle tue risorse degradato a causa delle interferenze (i), sia esterne, sia interne. Se per esempio stai giocando a tennis e le corde della racchetta non sono tese al punto giusto, il tuo rovescio sarà poco efficace. A fronte di questa interferenza esterna, cioè che non dipende da te, almeno nell’immediato, non potrai fare nulla, al massimo cambierai dopo la racchetta. Se, invece, giocando con uno che occupa un posto in classifica ben più alto del tuo, comincerai a dirti Figurati se lo batto, questo mi farà nero e rimedierò una figuraccia con tanti fischi allora programmerai il tuo cervello a prepararsi a una clamorosa sconfitta. Questa, invece, è una interferenza interna, che sarai riuscito a crearti e che condizionerà, in negativo, la tua prestazione creando una convinzione che limiterà, interferendo appunto, con il tuo potenziale. Ecco una circostanza tipica nella quale la preparazione della gara, o di qualsiasi altra prestazione, con un coach può trasformare convinzioni che ti limitano in convinzioni che ti potenziano.

Come fai a sapere che ti farà nero e rimedierai una figuraccia? 

potrebbe essere una domanda che un coach ti pone per farti prendere consapevolezza che non ci sono evidenze che accadrà quello che ti sei prefigurato. 

E’ mai accaduto che un giocatore più basso in classifica sia riuscito a batterne uno che sta più in alto? 

potrebbe essere la domanda successiva che ti fa intravvedere la possibilità di vincere. Questo è soltanto un esempio di come un Coach può accompagnarti lungo il percorso che ti porta a ottenere i risultati che desideri semplicemente attingendo alle tue risorse che sono lì e che spesso fatichi a sfruttare. Frasi del genere puoi sentirtele dire anche da un amico che, inconsapevolmente, si comporta da Coach. Un professionista del coaching si differenzia dagli altri perché conosce e usa una serie di strumenti, essenzialmente linguistici, in maniera sistematica, applicando quelli più adeguati alle circostanze.

 

GROW

 

Uno degli strumenti più famosi ed efficaci è il GROWacronimo di Goal, Reality, Options, Will messo a punto proprio da Sir John Whitmore e magistralmente descritto nel suo libro Coaching. 

E’, di fatto, uno schema che il Coach, o anche tu da solo se preferisci, usa per guidare il coachee (il cliente) nella definizione dell’obiettivo (Goal), l’analisi della situazione attuale (Reality), l’estrazione e la raccolta delle diverse opzioni (Option) tra le quali scegliere le azioni da fare (Will)  ordinate secondo un preciso Piano d’azione. Oltre al GROW ci sono tanti altri schemi che il  Coach può utilizzare al momento opportuno quali EXACT, SCORE, FUEL, SMART, tutti acronimi di azioni possibili da usare durante una sessione di coaching, oltre alla Ruota di cui ti ho accennato, ideale per scoprire quali potrebbero essere gli obiettivi da porsi in un determinato campo. Accanto a questi efficacissimi strumenti un buon Coach è in grado di padroneggiare l’uso della linguistica ovvero utilizzare principalmente le domande giuste al momento giusto con le quali può aiutarti a fare luce negli angoli più bui della tua mente, come se usasse una torcia in una stanza poco illuminata. Particolarmente utile a questo scopo si rivela il Metamodello della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ovvero un insieme di domande standardizzate che il Coach usa per aiutarti a fare chiarezza tra ciò che tendi a cancellare, generalizzare e distorcere. Per esempio, se dicessi 

Sono stanco del mio lavoro, non vado d’accordo con i colleghi, 

il Coach ti potrebbe chiedere

Con TUTTI i tuoi colleghi non vai d’accordo? oppure In che modo ti senti stanco? e così via.

Insomma, il Coach è uno che, all’occorrenza, ti fa le pulci, come si suol dire, ti guida a tuo esclusivo vantaggio, consentendoti, come dicevo, di prendere dettagliatamente consapevolezza di ciò che, probabilmente, da solo non avresti preso in considerazione e assumerti la responsabilità di eseguire un Piano di azione per ottenere risultati.

E tutto questo senza mai dirti cosa fare.

Eh si, perché il Coach non ti da consigli né soluzioni e, se è davvero un buon Coach, resisterà alla tentazione di dartene così che, al traguardo, potrai dire che ci sei arrivato tu.

E’ una professione che molti già conoscono, e se ne avvalgono con enormi vantaggi, e che alcuni ancora ignorano trascurando la possibilità che una chiacchierata, a volte anche solo di mezzora, con un buon Coach ti può cambiare la vita, accompagnandoti garbatamente fuori dalla tua casetta comoda e senza rischi, e consentendoti di realizzare ciò che hai sempre pensato non avresti mai realizzato. 

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti. 

 

 

Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti. Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista. 

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

2 Replies to “Il Coach? Uno che ti fa le pulci”

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