Vuoi imparare una nuova lingua?

 

Esponiti!

Ho fatto un corso di Inglese, spendendo tanti soldi, ma non lo parlo per niente bene e poi, faccio una fatica… Forse non sono portata per le lingue…

 

Oggi ti parlo del linguaggio, in generale, e cosa puoi fare per parlare l’Inglese come un Lord.

Ma linguaggio e lingua sono la stessa cosa?

Beh, non proprio. Ok, andiamo con ordine.

 

Parliamo con la testa

 

Il ritrovamento di esemplari di Homo Sapiens, il nostro antenato intelligente, ha permesso di fare una delle scoperte neurologiche più importanti nel campo del linguaggio. Il cervello è suddiviso in aree, i lobi, separati dai solchi:  

  • frontale, (la parte che appoggi sulla mano quando sei preoccupato)
  • temporale (dove ti gratti quando non ti ricordi qualcosa),
  • parietale (dove invece ti gratti quando pensi di aver detto/fatto una stupidaggine),
  • occipitale (qui ti gratti quando non ci hai capito proprio più niente) e il
  • limbico che si trova sotto gli altri.

Utilizzando la tecnica dei castelli di sabbia, cioè mettere la sabbia umida nel secchiello per realizzarne una forma stabile, fu riempito il cranio del Sapiens e, dalla forma che ne uscì, si notò che l’emisfero sinistro del cervello doveva essere stato più grande di quello destro. Questa evidenza, insieme ad altre, rappresentava la prova che il linguaggio, importantissima capacità cognitiva della corteccia cerebrale, risiedesse proprio in alcune aree della parte sinistra del cervello. Ulteriore conferma deriva dalle evidenze raccolte da due (psicologi) dell’800, Broca e Wernicke. Il primo curava un paziente che aveva chiamato Tan perché questa era la parola che egli ripeteva in continuazione. Quando il paziente morì, Broca fece l’autopsia e scoprì che aveva una lesione cerebrale nel lobo frontale di sinistra. Ne dedusse, quindi, che quella specifica area era deputata alla produzione del linguaggio, alla lingua parlata insomma. Wernicke, invece, scoprì che l’area temporale sinistra era deputata alla comprensione.

Insomma, tutto questo, in estrema sintesi, per dire che ci esprimiamo con la testa ovvero che le nostre abilità linguistiche non dipendono soltanto da quello che ci esce dalla bocca, ma nascono proprio dalla elaborazione della corteccia cerebrale, la parte esterna del cervello, cresciuta in tempi relativamente recenti e che è sede dei processi cognitivi evoluti quali la Memoria, l’Attenzione, il Ragionamento, la Percezione e, appunto, il Linguaggio.

E, attenzione, non importa quale lingua usi, se è una lingua parlata o se è una delle lingue dei segni utilizzata per comunicare con i sordi. Le aree del cervello coinvolte sono esattamente le stesse, ciò che cambia è soltanto l’output, cioè il codice linguistico utilizzato per esprimere i concetti che nascono nella mente. Nella lingua parlata, per esempio, utilizziamo l’udito e la voce, nella Lingua dei Segni invece le mani, la postura del corpo, le espressioni del viso.

 

Impara una nuova lingua

 

 

Ok, mi dirai, ma come si fa per imparare a parlare una lingua?

 

Semplice, la condizione, imprescindibile, è l’esposizione a quella lingua e il modo in cui la impari dipende da quando questa esposizione avviene.

Se, per esempio, si verifica prima della pubertà, la conoscenza della lingua avviene in maniera automatica, nel senso che le informazioni relative saranno memorizzate nella parte Non Dichiarativa della Memoria a Lungo Termine cioè quella dove sono conservate tutte le procedure che utilizzi spesso. La guida dell’auto, l’uso della bicicletta, il pilotaggio di un elicottero, cose che, una volta imparate, non ti serve di richiamarle dalla memoria volontariamente, essendone cioè consapevole. Quando, invece, ti esponi a quella lingua dopo la pubertà, studiandola a scuola o decidendo di fare un corso perché ti piace imparare una nuova lingua o perché ti hanno trasferito all’estero e sarà bene che ti organizzi, allora questo tipo di conoscenze finisce nella parte Dichiarativa della Memoria a Lungo Termine quella dalla quale, cioè, estrai consapevolmente le informazioni quando ti servono. Quindi, nel primo caso vai in automatico, spendendo pochi soldi cognitivi, nel secondo in manuale, spendendo un po’ di più. 

Il cervello è sempre molto attento soprattutto perché, come ti ho detto in altri articoli, deve sempre fare i conti col bilancio (come il governo) ma di energie cognitive, cioè deputate alla conoscenza del mondo.

Devi interagire tutti  giorni con Chang, il tuo collaboratore di Pechino addetto ai rapporti internazionali coi clienti della tua azienda?

Oppure con Chen, il cameriere, quando vai a mangiare dal cinese e quindi ti può bastare rispondere al suo sorriso, tanto le ordinazioni le fai ormai via ipad?

E’ dunque sulla base appunto dell’esposizione che il tuo cervello stabilisce quali e quante risorse destinare a quel compito. In pratica, puoi fare tutti i corsi che vuoi, ma se quella lingua non la usi, il cervello non si organizza per arrivare ad usarla in automatico.

 

Ma io ne ho proprio bisogno, come faccio?

 

Consigli utili

 

 

Ci sono alcune imbeccate che io ho trovato utili e che mi fa piacere condividere con te.

Puoi cominciare sicuramente frequentando uno o più corsi, dal vivo, seguendo delle applicazioni sullo smartphone dedicate o studiando un testo con i relativi esercizi. Ma quello che può fare la differenza, sono ulteriori modalità on job, come si suol dire, con le quali puoi non solo accelerare l’apprendimento, ma renderlo anche automatico.

Una di queste è quella suggerita da Armando Elle sul suo blog Gli audaci della memoriaConsiste nella scelta di 700 parole essenziali , da imparare velocemente con una tecnica di memorizzazione suggerita, per esprimersi in qualsiasi lingua e, semplicemente, tradurle nella lingua che vuoi imparare. Aggiungi alla ricetta una spolverata di grammatica e pronuncia q.b. e il gioco è fatto.

Se vuoi invece un approccio globale ti consiglio di vedere questo video su YouTube ove Chris Lonsdale, in un intervento al TEDx, How to learn any Language in six months, visualizzato da quasi 14 milioni di persone, spiega tutto ciò che devi fare per imparare a parlare fluentemente una nuova lingua in sei mesi.

Wow! 

Il tutto si fonda su 5 Principi, 7 azioni e un Piano.

 

Principi

 

  1. Focalizzati su una lingua che per te sia utile
  2. Usala fin dal primo giorno
  3. Comprendi prima il significato delle parole
  4. Impara in maniera compatibile con la tua fisiologia
  5. Allena i muscoli facciali alla nuova pronuncia

 

Azioni

 

  1. Ascolta tanto la lingua che vuoi imparare
  2. Comprendi prima il significato delle parole
  3. Miscela sostantivi, verbi, aggettivi
  4. Concentrati sull’obiettivo
  5. Usa il linguaggio dei genitori
  6. Fai attenzione alle espressioni dei volti
  7. Associa le parole alle immagini

 

Infine, la cosa forse più interessante e utile che Pasquale, un mio caro amico, mi suggerì.

 

On job training

 

Iscriviti su un sito ove poter scambiare, per esempio, la tua lingua italiana con il cinese (io ho provato www.conversationalexchange.com). Inserisci il tuo profilo con la lingua che vuoi praticare e la lingua che puoi offrire. Il sito farà da intermediario per un po’, offrendo gratuitamente la piattaforma per lo scambio preliminare dei messaggi, dopo di che stabilirai con la persona con la quale hai fatto matching il modo, Skype, Wapp, Messenger e i tempi per praticare.

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti. 

Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti. Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista. 

 

About the Author

Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

16 Replies to “Ma che lingua parli? I segreti del linguaggio”

  1. Giuseppe, sei fenomenale! Grazie per condividere queste informazioni utili e scritte in maniera fluidissima e quindi facili da comprendere, apprendere e ricordare!

    1. Grazie Clara, la condivisione è uno dei valori che mi guidano nella cura di SinaPsiCoaching. Sono felice che le informazioni arrivino nel modo che preferisco e che credo sia il più adatto a raggiungere un pubblico ampio ed eterogeneo.

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