Lui è certamente come tutti gli altri

 

Ne sei proprio sicura?

 

Usare uno stereotipo è sicuramente più semplice e sbrigativo, spesso anche utile ed efficace. Altre volte può essere necessario investire qualche risorsa in più per approfondire la conoscenza di una persona ed evitare di commettere errori di valutazione.

Continuando a leggere, scoprirai come organizzi le tue esperienze e conoscenze e capirai quanto può essere importante andare oltre la prima impressione, sperimentando il modo per iniziare a farlo senza stressarti troppo. 

Categorizzazione

 

Hey, dove lo metto questo? disse trafelato l’autista del furgone parcheggiato nell’area fornitori del Mentefour, il supermarket specializzato in schemi mentali, tenendo sollevato con la mano un poveraccio. Chi è? gli rispose l’addetto allo stoccaggio in magazzino. E che ne so? E’ uno con una faccia da… ribatté l’autista seccato pensando a tutte le consegne che doveva ancora fare. Ok, ho capito, interruppe l’addetto, esaminando il tizio sospeso penzoloni e guardandosi intorno per decidere dove smistarlo – portalo nella corsia in fondo a destra, quella degli antipatici

Ecco, questo è quello che probabilmente succede nella tua mente ogni volta che incontri qualcuno che non hai mai visto.

In un precedente articolo ti ho raccontato che la memoria di lavoro ha un lavoro pazzesco da fare in pochissimo tempo e con risorse limitate. Per riuscire a smaltire l’enorme quantità di informazioni che gli arrivano dai canali sensoriali, tende a raccoglierle per categorie comuni, proprio come le corsie di un supermercato dove trovi la Nutella in quella con i generi per la colazione e il Coccolino nell’altra con i detersivi. Questo processo, se da un lato ti aiuta, facendoti risparmiare risorse mentali e ti consente di ottenere in genere risultati  accettabili, dall’altro ti espone a clamorose cantonate con annesse figuracce perché, magari, ti fa prendere, come si suol dire, lucciole per lanterne. 

Nel primo caso la mente segue un percorso che gli psicologi chiamano della via perifericacome dire la prende alla larga semplificando un po’ tutto, generalizzando alcune caratteristiche e avvalendosi quindi di meccanismi che sono una sorta di scorciatoie, le euristiche. Nel secondo caso, invece, segue l’altro metodo, la via centrale, ovvero va’ dritta al punto soffermandosi ad analizzare sistematicamente ogni singolo dettaglio e, così facendo, spende un sacco di soldini cerebrali. E’ inevitabile che, per scegliere questa soluzione così costosa, deve avere buoni motivi e, spesso, questi riguardano l’esigenza di essere rassicurati. Alla fine, il più delle volte, nel processo di categorizzazione, la mente non sceglie rigidamente l’una o l’altra, ma segue una terza via che è un’integrazione, un compromesso tra le altre due, la centrale e la periferica. 

 

Gli Stereotipi

 

Alla categoria delle semplificazioni appartengono gli stereotipi, schemi mentali tanto utilizzati da tutti quanto biasimati. Ci piace infatti, consapevolmente o inconsapevolmente, sfruttarli per ogni cosa, persona o gruppi di persone anche se poi siamo pronti a criticarli ferocemente quando ci colpiscono personalmente o attraverso le persone alle quali teniamo. Walter Lippman, giornalista e saggista esperto in comunicazione li definì un’immagine semplificata dell’aspetto e del comportamento altrui.

Quando veniamo al mondo ne siamo sprovvisti, cominciamo a crearceli a mano a mano che si presentano le occasioni nelle varie situazioni e contesti sociali ove tendiamo prevalentemente a costruirceli, tipo gli uomini sono inaffidabili – dopo una delusione amorosa – o ad apprenderli da altri, del genere se una donna veste abiti succinti è facile che sia una poco di buono. Dopo averne accumulati a sufficienza gli stereotipi rimangono nella Memoria a Lungo Termine come dei dispositivi parcheggiati in stand by in attesa di essere attivati e utilizzati.

 

Come si attivano?

 

Nella Memoria a Breve Termine, e in particolare nella Memoria di Lavoro – quella che smista tutte le informazioni sensoriali in entrata – c’è una specie di sentinella molto molto attenta che le monitorizza ciclicamente ed è pronta a riconoscere gli elementi riconducibili a uno stereotipo. Quando gli si accende la spia che ne segnala la presenza fa immediatamente una verifica delle risorse mentali disponibili. Se sono sufficienti, si concede un’analisi più approfondita e dettagliata per verificare se la situazione che si è presentata è proprio adattabile allo stereotipo scelto in archivio. Se invece le risorse sono scarse, allora non c’è scampo, lo stereotipo si attiva e non lo ferma più nessuno, anzi, la tendenza è quella di esaltarlo e confermarlo anche di più.

Una volta un amico mi raccontò di un uomo che viveva nel suo condominio e che incontrava spesso uscendo al mattino andando al lavoro. E’ pazzesco! – mi disse – Mi incontra, mi guarda negli occhi e non saluta né risponde anche se lo saluto io per primo. E’ odioso e maleducato! Qualche tempo dopo mi disse Indovina un po’? L’altra sera sono andato a cena da amici e l’ho incontrato proprio lì. Quello odioso che non saluta. Ci hanno presentati – entrambi abbiamo evitato di dire che ci conoscevamo già – e, pensa un po’, abbiamo chiacchierato amabilmente tutta la sera e, alla fine, siamo diventati amici e adesso quando ci incontriamo sono tutti sorrisi.

Uno degli stereotipi più comuni è quello che vuole il gatto nero che ti attraversa la strada un portatore di sfiga. Molti, anche se dicono di non credere in queste cose, preferiscono, non si sa bene perché, cambiare direzione quando vedono un gatto nero davanti. Non si sa mai – si giustificano. Ebbene, in proposito si narra, non so quanto sia attendibile la fonte, che questa credenza sia nata quando le strade non erano illuminate dai lampioni a luce led, ma a candele. Ogni giorno, all’approssimarsi dell’alba, un addetto faceva il giro dei lampioni per spegnere la relativa fiammella. Per un po’ quindi per le strade il buio era totale e  capitava di inciampare su un gatto nero, difficilmente visibile per ovvi motivi, e cadere lunghi distesi. Da questo sembra sia scaturita la preoccupazione, del tutto priva di fondamento, che il gatto nero porti male. E tanto  perché sono un curioso, ne ho uno in casa, bellissimo, che mi attraversa ogni giorno, più volte al giorno, la strada senza avermi causato alcuna disgrazia. Anzi. 

 

Come fare allora la scelta giusta?

 

Intanto tieni in allenamento il tuo cervello, sottoponendolo periodicamente a situazioni che ti portano a schiodarti dalla tua condizione di comodo, cioè quella nella quale ti senti al sicuro, protetto da tutte le cose e/o persone che conosci bene e che ormai sono per te dei sicuri riferimenti. Magari comincia con cose semplici, tipo… prendi il caffè quando arrivi in ufficio anziché appena sveglio.

 

Cosa?!!!  E questa ti sembra una cosa semplice?

 

Ops, scusa. Facciamo che scegli inizialmente qualcosa  che ti mette a disagio soltanto un po’ e successivamente incrementare il livello di difficoltà, di volta in volta, fino a che ti sarai abituato a sperimentare nuove situazioni.

 

Ecco! Potresti provare a bere il caffè comodamente seduto invece che frettolosamente in piedi come fai sempre. Eh? Che ne pensi? Può andar bene così? OK! Splendido.

 

Quando sarai bravo, cioè, particolarmente  bravo, scegli la persona che ti sta più antipatica e cerca di comprendere perché disapprovi i suoi comportamenti. In questo modo sperimenterai una presupposizione fondamentale della PNL ovvero

 

Dietro ogni comportamento c’è sempre una buona intenzione (da parte di chi lo adotta).

 

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti. 

Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti. Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista. 

 

Giuseppe Vargiu

SPC SinaPsiCoaching

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Giuseppe Vargiu ()

Website: http://www.sinapsicoaching.it

12 Replies to “Stereotipo si, Stereotipo no”

  1. Molto interessante! È vero, siamo spesso troppo influenzati da pregiudizi o schemi mentali dai quali ci discostiamo con difficoltà. Simpatica la storia (verissima 😁) del vicino di casa, proverò con i miei!

  2. E’ vero, spesso ci facciamo influenzare dai pregiudizi, è anche vero però che poco si fa per non “deludere” le aspettative dei “fan del pregiudizio”.
    Articolo interessante, come sempre.
    Un abbraccio

  3. Forse gli stereotipi e le categorizzazioni, oltre a nascere dalla necessità mentale di facilitare l’acquisizione delle nozioni, sono anche alla base di tante insicurezze e paure derivanti dalla mancanza di conoscenza. La generalizzazione è si un modo del nostro cervello per archiviare in modo più semlificato, ma tante volte scegliamo di non approfondire certe cose perché abbiamo paura che ci deludano o ci facciano male. Certo, sempre in virtù delle nostre esperienze passate.

    1. E’vero Domenico, la mancanza di conoscenza ci porta ancor di più ad aggrapparci alle cose che conosciamo anche se sono spiacevoli, poco utili o, addirittura, deleterie.
      Sta a te prenderne coscienza e decidere di iniziare un percorso di cambiamento verso un preciso obiettivo anche se questo ti richiederà un piccolo sforzo di adattamento.
      Se ne vale la pena?
      Solo tu puoi saperlo.
      Vuoi un riferimento?
      Se immagini il risultato del cambiamento e provi una intensa e piacevole emozione…VAI!
      Ne varrà sicuramente la pena.
      Grazie 😊

  4. Che bell’articolo. Parli delle nostre teorie implicite, che sono anche al di fuori della nostra consapevolezza. Quanta strada abbiamo da percorrere.

    1. Grazie a te Lucia del tuo bel commento qualificato.
      Hai proprio ragione, tanta strada abbiamo da percorrere e, sono sicuro, sarà percorsa se si ‘faranno azioni’ in quella direzione e se la condivisione sarà vista come un valore.

  5. interessante! sono studente de la lingua italiana, e nella classe abbiamo letto gli stereotipi di italiani…il tuo articolo mi ha piacuto molto.

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